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Pensieri in libertà
durante una “scappata”
a
Pisciotta
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Eccomi ancora qui, come ogni
anno, a Pisciotta per il
compleanno di mamma. Il 7 di
febbraio, lunedì, ha
compiuto 87 anni. Abbiamo
fatto un bel pranzo, con
tutti i figli disponibili
presenti. Nella fattispecie
eravamo: io e Pino calati da
Como, Angela, Tonino venuto
da Vallo e, occasione
speciale, Nellina ed Elvira,
più Daniela, l’attuale
badante di mamma e
ovviamente mamma.
Sul ricongiungimento di
Tonino e Nellina ci sarebbe
da scrivere un trattato.
Tralascio. Sulla badante di
mamma un altro, tralascio
anche questo.
Voglio dire che abbiamo
passato una bella giornata,
mamma era contenta perché
Tonino era allegro, e anche
Nellina sprizzava
contentezza, poi abbiamo
fatto tanti brindisi, con
una bella torta che ogni
anno Tonino fa fare a Vallo
dal pasticciere di fiducia.
Abbiamo anche guardato le
foto del diciottesimo
compleanno di Elvira che è
stato poche settimane fa. Le
hanno preparato una festa
megagalattica, più di un
matrimonio, con 150
invitati, fiori a
profusione, bomboniere,
fuochi di artificio e chi
più ne ha più ne metta. La
figliola era raggiante e
sembrava una fatina, vestita
come al ballo delle
debuttanti. Le hanno fatto
un cd con le foto dei
momenti più significativi da
quando è nata, la mamma le
aveva scritto una lettera
molto commovente e il padre
una poesia davvero tenera, e
quando ce l’ha letta
(l’aveva memorizzata sul
telefonino) si è commosso e
si vede che stravede per
questa figlia, (che di suo
sembra un ghiacciolino e non
la sciogli neanche con la
fiamma ossidrica, ma, ora va
meglio, qualche sorriso ogni
tanto lo accenna).
Ieri sera abbiamo portato
Franco Infante e Maria della
Torre da Bacolino, per la
solita mangiata. Franco si
fa pregare (veramente questa
volta neanche tanto), ma poi
è il primo ad essere pronto
all’ora stabilita. Maria è
sempre molto contenta di
questa uscita. Le piace il
posto, perché non c’è
nessuno (a onor del vero,
non c’è nessuno quando
andiamo noi con loro, perché
invece d’estate è un posto
molto affollato e non sempre
si riesce a prenotare) e
perché si mangia bene, con
tanti assaggini di tante
cose buone preparate da
Giovannina che poi viene a
salutarci e ieri sera ci ha
detto che a ottobre fa
cinquant’anni che è in
cucina. Festeggeranno, ci ha
detto, con una donazione
alla chiesa e una messa al
Getsemani di Paestum.
Anche ieri sera eravamo gli
unici clienti. Fiorenzo che
già coccola tutti quando il
ristorante è pieno, se siamo
soli si fa in quattro, ci
porta ad assaggiare mille e
una cosa, e alla fine non ce
la si fa più e allora
arrivano i dolci e i
liquori. Ieri sera come
novità, che non mancano mai,
ho assaggiato una marmellata
di “cocozza d’acqua”, molto
delicata, quasi neutra, ma
non dispiaceva, accompagnata
alla ciambella appena
sfornata che Giovannina
aveva fatto per noi e poi un
liquore di “sciuscelle”
(carrube), molto buono che
sicuramente proverò a fare
anche io. Non so se piacerà
a qualcuno perché ha un
gusto particolare, sa
proprio di sciuscelle, ma è
ciò che mi piace, mi ricorda
quando ero piccola e le
sciuscelle papà le vendeva
10 lire l’una. Le ricordo
ancora in un vaso grande
sulla mensola accanto alle
caramelle Rossana e ai
cioccolatini Perugina,
(dolci nobili per occasioni
speciali) e ai bovolini e ai
formaggini di cioccolato
(surrogato di cioccolato).
Sì, lo so le carrube sono
cibo per cavalli, ma a me da
piccola piaceva succhiarle,
era un sapore dolciastro e
acre, che mi sapeva di
terra, di campagna, insomma,
mi piaceva. So dove andarle
a prendere. Farò il liquore
di carrube.
Oggi, 8 febbraio, ho
invitato Rosalba, Andrea il
marito, e i due bambini. Un
manicomio, hanno mangiato e
poi via di corsa, perché
erano due pesti e non si
riusciva a contenerli. Ho
fatto i pizzoccheri. Buoni.
E anche baccalà all’insalata
che era tanto che non lo
mangiavo.
Poi di corsa qui a Fiori che
c’era Silvio di Marina
Campagna che è venuto a
caricarsi la legna e prima
di andare via ci doveva dare
i soldi. Abbiamo venduto 40
quintali per 320 euro.
Domani verrà a prenderne
ancora. Questa legna è
venuta fuori dalla potatura
degli ulivi. Quest’anno ho
deciso di fare un taglio
pesante. Voglio vedere se
sfrondando queste chiome
gigantesche e abbassando i
rami, riesco ad avere una
resa maggiore. So che i
primi anni dopo la potatura,
non avrò raccolto, se non in
minima parte, ma pazienza.
Voglio piano piano portarli
ad altezza buona per
scrollarli elettricamente,
così non devo aspettare che
cadano da soli, ma decidere
io quando raccoglierli e
soprattutto voglio portarli
subito e tutti in una volta
al frantoio.
Mi sto dissanguando. Il
potatore ha preso 500 euro.
L’assistente, e cioè il
nostro tuttofare, Aniello Di
Crisci di Rodio, ha preso
per il lavoro fatto finora
470 euro, ma questa è solo
la punta dell’iceberg. Il
grosso è tutto da fare. Cosa
fa? Lui con una piccola
motosega taglia i rami,
producendo la legna, i pali,
e poi brucia la frasca, cioè
i rami con le foglie. Lavoro
lungo, perché a terra c’è un
mare di rami tagliati.
Franco Infante dice che
esiste una macchina che
macina questi rami con
foglie in modo che si
possano lasciare sul terreno
come concime. Devo
informarmi. Comunque,
intanto che c’è, ho detto ad
Aniello, di potarmi anche
gli alberi da frutto, hai
visto mai che riesca
incrementare la produzione
di prugne, mele, fichi,
arance e mandarini e noci?
Il mandarino vicino al
ping-pong è tardivo, perciò
quando vengo a febbraio
riesco a trovare ancora i
mandarini mezzi acerbi e
mezzi maturi, non hanno
fatto in tempo a rubarli,
perché ha piovuto sempre e
prima erano troppo verdi.
Questi mandarini mi
riempiono di contentezza. La
prima volta che li ho visti
è stata una sorpresa, non
sapevo di averli. Come le
ciliegie. Ho scoperto,
qualche anno fa, di avere un
albero di ciliegie che
sforna ciliegie bianche e
rosse, dure e saporite. Si
tratta di essere lì quando è
il momento di maturazione di
quella frutta. E non sempre
succede, non per tutti i
tipi di frutta che ho lì.
Quella volta ero scesa a
primavera inoltrata, c’era
Doru, l’operaio rumeno, che
faceva i muri, e io mi sono
addentrata in quella selva
che è il territorio ogni
volta che torno, se non ho
fatto prima tagliare l’erba,
perché da lontano vedevo
come delle bacche rosse.
Sono curiosa e vado sempre a
controllare. Uno stupore
enorme, non sapevo di avere
un albero di ciliegie, né
tantomeno che portasse
frutti. Così ho chiamato
Doru e li abbiamo
faticosamente raccolti. Lui
a dire il vero cercava di
scoraggiarmi, Era chiaro che
aspettava che maturassero
del tutto per
raccoglierseli, ma io ho
fatto finta di non
accorgermene e li ho
raccolti, tra l’altro anche
se sembravano non del tutto
mature, erano dolcissime.
Alla fine lui, ha portato
una scala dicendo: Voi siete
la padrona! Meno male che
ogni tanto qualcuno se ne
ricorda. Quella proprietà è
proprio terra di nessuno, o
meglio di tutti. Ognuno si
sente come se fosse il
legittimo proprietario e
quasi si seccano se io
arrivo a guastare i loro
piani. E’ successo anche
stavolta con i mandarini, la
moglie di Aniello di Rodio,
ha detto: ma che fate, li
raccogliete mezzi acerbi? E
io poi quando vengo cosa mi
mangio? Io stando al gioco,
le ho risposto: oh, voi
sicuro non avete bisogno dei
miei mandarini, chissà a
Rodio quanta buona frutta.
Ed è finita lì, ma si vedeva
il disappunto. Perché li ho
raccolti tutti? Ma perché
l’anno scorso, quando li ho
portati a Como, visto che
avevano una buccia dura e
lucida e visto che non
avevano avuto niente altro
che acqua dal cielo, ho
provato a fare una
marmellata utilizzando anche
le bucce (cosa che per la
presenza di
anticrittogamici, con la
frutta comprata non si può
fare). E’ stata una goduria.
Ogni volta che ne aprivo un
vasetto veniva un profumo di
mandarini e in bocca era una
delizia. Da allora non
riesco a mangiare
nessun’altra marmellata. E
così …
Questa volta, visto che
erano tanti, ho provato a
fare anche il mandarinetto e
la crema di mandarino.
Vedremo!
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