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PENSIERI IN LIBERTA`
... Il compleanno di Mamma!

Pisciotta  9 febbraio 2011 

 
 
 

Pensieri in libertà durante una “scappata” a Pisciotta  

Eccomi ancora qui, come ogni anno, a Pisciotta per il compleanno di mamma. Il 7 di febbraio, lunedì, ha compiuto 87 anni. Abbiamo fatto un bel pranzo, con tutti i figli disponibili presenti. Nella fattispecie eravamo: io e Pino calati da Como, Angela, Tonino venuto da Vallo e, occasione speciale, Nellina ed Elvira, più Daniela, l’attuale badante di mamma e ovviamente mamma.

Sul ricongiungimento di Tonino e Nellina ci sarebbe da scrivere un trattato. Tralascio. Sulla badante di mamma un altro, tralascio anche questo.

 

Voglio dire che abbiamo passato una bella giornata,  mamma era contenta perché Tonino era allegro, e anche Nellina sprizzava contentezza, poi abbiamo fatto tanti brindisi, con una bella torta che ogni anno Tonino fa fare a Vallo dal pasticciere di fiducia. Abbiamo anche guardato le foto del diciottesimo compleanno di Elvira che è stato poche settimane fa. Le hanno preparato una festa megagalattica, più di un matrimonio, con 150 invitati, fiori a profusione, bomboniere, fuochi di artificio e chi più ne ha più ne metta. La figliola era raggiante e sembrava una fatina, vestita come al ballo delle debuttanti. Le hanno fatto un cd con le foto dei momenti più significativi da quando è nata, la mamma le aveva scritto una lettera molto commovente e il padre una poesia davvero tenera, e quando ce l’ha letta (l’aveva memorizzata sul telefonino) si è commosso e si vede che stravede per questa figlia, (che di suo sembra un ghiacciolino e non la sciogli neanche con la fiamma ossidrica, ma, ora va meglio, qualche sorriso ogni tanto lo accenna).

 

Ieri sera abbiamo portato Franco Infante e Maria della Torre da Bacolino, per la solita mangiata. Franco si fa pregare (veramente questa volta neanche tanto), ma poi è il primo ad essere pronto all’ora stabilita. Maria è sempre molto contenta di questa uscita. Le piace il posto, perché non c’è nessuno (a onor del vero, non c’è nessuno quando andiamo noi con loro, perché invece d’estate è un posto molto affollato e non sempre si riesce a prenotare) e perché si mangia bene, con tanti assaggini di tante cose buone preparate da Giovannina che poi viene a salutarci e ieri sera ci ha detto che a ottobre fa cinquant’anni che è in cucina. Festeggeranno, ci ha detto, con una donazione alla chiesa e una messa al Getsemani di Paestum.

Anche ieri sera eravamo gli unici clienti. Fiorenzo che già coccola tutti quando il ristorante è pieno, se siamo soli si fa in quattro, ci porta ad assaggiare mille e una cosa, e alla fine non ce la si fa più e allora arrivano i dolci e i liquori. Ieri sera come novità, che non mancano mai, ho assaggiato una marmellata di “cocozza d’acqua”, molto delicata, quasi neutra, ma non dispiaceva, accompagnata alla ciambella appena sfornata che Giovannina aveva fatto per noi e poi un liquore di “sciuscelle” (carrube), molto buono che sicuramente proverò a fare anche io. Non so se piacerà a qualcuno perché ha un gusto particolare, sa proprio di sciuscelle, ma è ciò che mi piace, mi ricorda quando ero piccola e le sciuscelle papà le vendeva 10 lire l’una. Le ricordo ancora in un vaso grande sulla mensola accanto alle caramelle Rossana e ai cioccolatini Perugina, (dolci nobili per occasioni speciali) e ai bovolini e ai formaggini di cioccolato (surrogato di cioccolato). Sì, lo so le carrube sono cibo per cavalli, ma a me da piccola piaceva succhiarle, era un sapore dolciastro e acre, che mi sapeva di terra, di campagna, insomma, mi piaceva. So dove andarle a prendere. Farò il liquore di carrube.

 

Oggi, 8 febbraio, ho invitato Rosalba, Andrea il marito, e i due bambini. Un manicomio, hanno mangiato e poi via di corsa, perché erano due pesti e non si riusciva a contenerli. Ho fatto i pizzoccheri. Buoni. E anche baccalà all’insalata che era tanto che non lo mangiavo.

Poi di corsa qui a Fiori che c’era Silvio di Marina Campagna che è venuto a caricarsi la legna e prima di andare via ci doveva dare i soldi. Abbiamo venduto 40 quintali per 320 euro. Domani verrà a prenderne ancora. Questa legna è venuta fuori dalla potatura degli ulivi. Quest’anno ho deciso di fare un taglio pesante. Voglio vedere se sfrondando queste chiome gigantesche e abbassando i rami, riesco ad avere una resa maggiore. So che i primi anni dopo la potatura, non avrò raccolto, se non in minima parte, ma pazienza. Voglio piano piano portarli ad altezza buona per scrollarli elettricamente, così non devo aspettare che cadano da soli, ma decidere io quando raccoglierli e soprattutto voglio portarli subito e tutti in una volta al frantoio.

Mi sto dissanguando. Il potatore ha preso 500 euro. L’assistente, e cioè il nostro tuttofare, Aniello Di Crisci di Rodio, ha preso per il lavoro fatto finora 470 euro, ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il grosso è tutto da fare. Cosa fa? Lui con una piccola motosega taglia i rami, producendo la legna, i pali, e poi brucia la frasca, cioè i rami con le foglie. Lavoro lungo, perché a terra c’è un mare di rami tagliati. Franco Infante dice che esiste una macchina che macina questi rami con foglie in modo che si possano lasciare sul terreno come concime. Devo informarmi. Comunque, intanto che c’è, ho detto ad Aniello, di potarmi anche gli alberi da frutto, hai visto mai che riesca incrementare la produzione di prugne, mele, fichi, arance e mandarini e noci?

Il mandarino vicino al ping-pong è tardivo, perciò quando vengo a febbraio riesco a trovare ancora i mandarini mezzi acerbi e mezzi maturi, non hanno fatto in tempo a rubarli, perché ha piovuto sempre e prima erano troppo verdi. Questi mandarini mi riempiono di contentezza. La prima volta che li ho visti è stata una sorpresa, non sapevo di averli. Come le ciliegie. Ho scoperto, qualche anno fa, di avere un albero di ciliegie che sforna ciliegie bianche e rosse, dure e saporite. Si tratta di essere lì quando è il momento di maturazione di quella frutta. E non sempre succede, non per tutti i tipi di frutta che ho lì. Quella volta ero scesa a primavera inoltrata, c’era Doru, l’operaio rumeno, che faceva i muri, e io mi sono addentrata in quella selva che è il territorio ogni volta che torno, se non ho fatto prima tagliare l’erba, perché da lontano vedevo come delle bacche rosse. Sono curiosa e vado sempre a controllare. Uno stupore enorme, non sapevo di avere un albero di ciliegie, né tantomeno che portasse frutti. Così ho chiamato Doru e li abbiamo faticosamente raccolti. Lui a dire il vero cercava di scoraggiarmi, Era chiaro che aspettava che maturassero del tutto per raccoglierseli, ma io ho fatto finta di non accorgermene e li ho raccolti, tra l’altro anche se sembravano non del tutto mature, erano dolcissime. Alla fine lui, ha portato una scala dicendo: Voi siete la padrona! Meno male che ogni tanto qualcuno se ne ricorda. Quella proprietà è proprio terra di nessuno, o meglio di tutti. Ognuno si sente come se fosse il legittimo proprietario e quasi si seccano se io arrivo a guastare i loro piani. E’ successo anche stavolta con i mandarini, la moglie di Aniello di Rodio, ha detto: ma che fate, li raccogliete mezzi acerbi? E io poi quando vengo cosa mi mangio? Io stando al gioco, le ho risposto: oh, voi sicuro non avete bisogno dei miei mandarini, chissà a Rodio quanta buona frutta. Ed è finita lì, ma si vedeva il disappunto. Perché li ho raccolti tutti? Ma perché l’anno scorso, quando li ho portati a Como, visto che avevano una buccia dura e lucida e visto che non avevano avuto niente altro che acqua dal cielo, ho provato a fare una marmellata utilizzando anche le bucce (cosa che per la presenza di anticrittogamici, con la frutta comprata non si può fare). E’ stata una goduria. Ogni volta che ne aprivo un vasetto veniva un profumo di mandarini e in bocca era una delizia. Da allora non riesco a mangiare nessun’altra marmellata. E così …

 

Questa volta, visto che erano tanti, ho provato a fare anche il mandarinetto e la crema di mandarino. Vedremo!

 

 
   
 
Until Next Time,
Un Amica di PisciottaNet
 

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