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PENSIERI IN LIBERTA`
... La Raccolta delle ulive!

Pisciotta  26 febbraio 2006 

 
 
 

Pensieri in libertà durante una “scappata” a Pisciotta  

Visto che sono qui da sola, per portarmi avanti ho telefonato al potatore, certo Roberto Puglia, e gli ho chiesto di venire, così vede il lavoro e concordiamo il da farsi. Questi ulivi andavano potati già due anni fa. L’ulivo infatti, e questa varietà – ulivo pisciottano – in particolare, va` potata ogni paio d’anni, così si tiene sotto controllo la chioma che tende a diventare gigantesca, altrimenti tutta la forza dell’albero si spreca in chioma e non va in frutto.

Pisciotta è l’unico paese che conosco ad avere ulivi così giganteschi, secolari, dal fusto alto e chioma enorme. I frutti invece, le olive, sono piccole, ma danno un buon olio, almeno a me piace. Sono cresciuta a pane e olio, e non perché non c’era altro, chè noi non avevamo questi problemi, quando ero piccola, mio padre aveva un negozio di generi alimentari Le olive Piscioattane(così scrivevo nei temi intitolati “parla della tua famiglia”), e quindi bastava andare lì e scegliere cosa volevamo nel pane. Eravamo privilegiati perché ognuno di noi poteva scegliere; mio padre era paziente e disponibile e acconsentiva ad affettare salame per uno, mortadella per l’altro, pancetta eventualmente per il terzo, Io in più sceglievo anche il provolone piccante (la mia passione).

Ma pane e olio era una merenda abituale, veloce e soddisfacente. Non c’erano allora le merendine, se avevi tempo e voglia di fare una cosa fatta bene, si bagnava una fresella si sminuzzava sopra un pomodoro schiacciato e spezzettato rigorosamente con le mani, origano una presa di sale e abbondante olio, ma se volevi qualcosa per tamponare la fame intanto che non era pronto il pranzo o se ancora non era ora di cena, si tagliava una bella fetta di pane con su un giro di olio e via.

L’olio nuovo era di colore giallo che dava al verde, denso e profumato, sembrava di mangiare olive sott’olio. Soprattutto quando arrivava fresco dal frantoio; veniva trasportato in otri di pelle di capra, che rimanevano intrisi di olio e per recuperarlo fino all’ultima goccia, quando avevano finito di trasportarlo con l’asino, si lasciavano a casa delle persone, si appendevano a un chiodo in cucina con sotto una grossa bacinella a scolare. Noi bambini passavamo direttamente sotto col pane  ed era una delizia di profumo e sapore. I bidoni di plastica sono arrivati molto più tardi, insieme ai frantoi elettrici.

Ma ancora adesso, subito dopo la molitura, è un piacere mangiare pane e olio.Me ne faccio mandare sempre un po’ da mia sorella e appena arriva, anche se non è proprio fresco di giornata, subito lo assaggio su un pezzo di pane e la sera a cena lo  propino a marito e figli che a furia di vedere con quanto gusto ne mangio, hanno imparato ad apprezzarlo.

Quando i miei ragazzi erano piccoli apprezzavano soprattutto le storie che raccontavo mentre preparavo loro questa cena insolita. Raccontavo degli otri di pelle di capra appesi in cucina che facevano paura ai più piccoli di notte al buio e della raccolta delle olive, di me bambina che uscita da scuola insieme ai miei fratelli venivamo portati in campagna col furgone da mio padre, senza neanche mangiare per guadagnare tempo, chè di inverno viene buio presto, con dietro la “colazione” cioè un filoncino di pane, diviso in tre parti e ognuno di noi sceglieva se voleva la parte finale con più crosta o quella centrale con più mollica e dentro di solito melanzane sott’olio e olive snocciolate, così non era troppo “asciutto” e mangiavamo nel tragitto fino alla campagna, appena fuori dal paese. Come era buono! Con la fame che avevamo appena usciti da scuola.

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In campagna c’erano già le donne, lì dal mattino a raccogliere le nostre olive. Venivano da paesi dell’interno,  reclutate per la campagna olearia,Le donne che raccolgono le ulive stavano in casa da noi per tutto il periodo della raccolta; si liberava per loro la stanza più grande e si mettevano a dormire tutte insieme in letti di fortuna, noi figli per l’occasione ammucchiati in una sola stanza, a volte a dormire due per letto.

La maggior parte erano giovani e quelle carine trovavano marito e poi restavano in paese, ma c’erano anche madri di famiglia, che avevano sempre il pensiero dei mariti e dovevano dimostrare di essere serie e composte che guai se i mariti venivano a sapere di certe voci… Erano lì per guadagnarsi la giornata, di solito venivano pagate con olio, che da loro non si produceva ed era un bene prezioso e soprattutto, anche a quei tempi. costoso. Le non maritate invece vivevano questo tempo come un’avventura, forse l’unica della loro vita. Per alcune era la prima occasione di uscita dalla famiglia e soprattutto dal loro paese e questo dava loro un’euforia e una voglia di vivere intensamente questa possibilità, lontane dagli sguardi dei loro compaesani, sempre pronti a giudicare e pensar male.

E sì che la giornata era dura! Le olive si raccoglievano per terra una per una, che non c’erano allora le reti e le olive cadevano quando erano mature o quando veniva una tempesta di vento che le buttava giù insieme a foglie e rami spezzati. L’unica accortezza consisteva nel preparare alla bell’e meglio il terreno sottostante la chioma. Era l’operazione precedente la raccolta; gli uomini “ricuotevano”, cioè rastrellavano il terreno per renderlo sgombro da erba e sterpi e rendere più agevole poi la raccolta.

Le donne arrivavano quando per terra era “assogliato” di olive, la terra diventava nera tutta intorno alla pianta e si procedeva in fila, Olive in manodue o tre  per pianta partendo dal basso, ogni donna aveva un raggio di circa due metri e mettendo davanti a sé un paniere che di solito conteneva due stoppelli, procedeva a prendere una per una le olive fino che stavano nella mano e poi si mettevano nel paniere.

Quando era pieno si andava a svuotare nel sacco messo di solito sul sentiero dove era più facile caricarlo sugli asini o sulle carriole per portarlo, attraverso i sentieri fino alla strada dove alla fine della giornata un mezzo li avrebbe portati a un deposito, di solito un casotto e quando erano in quantità rilevante si portavano al frantoio per la macina.

Le donne stavano chine, qualcuna piegata sulle ginocchia, quasi accovacciata, ma ci si stancava di più. Noi bambini stavamo come volevamo, a volte anche inginocchiati, ma era scomodo perché bisognava continuamente procedere e quindi alzarsi e avanzare. Avevamo dei panieri piccoli, per non fare troppo sforzo a trasportarli, a volte raccoglievamo vicino a qualche grande e mettevamo le olive nello stesso loro paniere, ma questo era raro, perché era una questione di principio misurarci e misurare la nostra bravura col numero dei panieri riempiti. Anche perché poi a cena avremmo raccontato di quanti panieri, e chi ne aveva raccolti di piu`.


Le olive PisciottaneA cena era bello. Eravamo in tanti e si mangiava abbondante e un bel pasto caldo e si raccontava di quante piante, di quanti sacchi e del giorno dopo dove si sarebbe andati a iniziare la raccolta. Poi c’era “l’ora d’aria” per le donne forestiere. Cioè mentre la famiglia si ricomponeva, noi bambini a fare i compiti per la scuola del giorno dopo, i grandi a rassettare e mio padre a raccontare a mia madre i fatti della giornata, le donne forestiere se erano maritate si ritiravano nella loro stanza o facevano un po’ di bucato e le ragazze avevano l’abitudine di uscire un’oretta nei vicoli bui dove c’erano ad aspettare i giovanotti del paese.

Non c’era tempo per i convenevoli. La campagna olearia dura al massimo due mesi e chi voleva trovar marito doveva darsi da fare subito. I giovanotti  aspettavano l’arrivo di queste donne come la manna dal cielo, perché erano meno schizzinose delle locali, più accondiscendenti e poi per la maggior parte di loro erano storie senza conseguenze, finite le olive partivano e non ci si pensava più. Ogni tanto qualcuno si innamorava e la ragazza restava sposa, qualcun’altra partiva in lacrime e la maggior parte partiva allegra per i baci dati e presi nei vicoli bui e di cui non si sarebbe portata traccia nel ritorno alle loro case ai fidanzati fratelli padri, orrendi guardiani della loro giovinezza.

Ma non sempre andava liscia, perché i maschi del paese e non solo i giovanotti erano in subbuglio e si contendevano le più carine, così succedeva sempre qualche complicazione di rivalità ma soprattutto di gelosie di mogli e fidanzate che perdevano il sonno con l’arrivo delle donne delle olive. E ne avevano di ragioni! Perché gli uomini avevano campo libero e raccontavano bugie e La raccolta con le retialle donne del paese non era dato controllare chè godevano, gli uomini, di grande libertà di movimento al contrario di loro che col buio restavano in casa. Ogni tanto ci scappava qualche gravidanza da risolvere in fretta e di nascosto e qualche matrimonio che andava in pezzi, ma poi tutto si riaggiustava.

Noi bambini intuivamo questo mondo segreto, ma mai alla nostra presenza i grandi commentavano i fatti, capitava di cogliere qualche sguardo, qualche frase stizzita, qualche faccia improvvisamente triste e rabbuiata. Ricordo che un anno mia madre cacciò di casa due ragazze che in maniera troppo esplicita litigavano tra loro rinfacciandosi reciprocamente comportamenti ritenuti poco seri. A me dispiacque tanto perché una di loro era bella e allegra e mi aiutava di nascosto a riempire il mio paniere e così vincevo sui miei fratelli.

Queste donne arrivavano con un camion del paese che andava a prenderle un certo giorno e tutti in paese ad aspettare il loro arrivo. Quando scendevano dal camion, le famiglie che le avevano richieste erano in piazza e si dividevano i gruppetti a quattro, sei, sette, dieci a seconda del posto che avevano per farle dormire, loro sceglievano se volevano stare insieme nella stessa famiglia, se erano già state l’anno prima e se erano reciprocamente rimasti contenti.

Ma la folla che le aspettava era soprattutto di uomini che erano lì come falchi pronti a piombare sulla preda. Già quando scendevano dal camion ognuno decideva chi doveva essere la sua preda. La stessa scena si sarebbe ripetuta anni e anni dopo quando arrivò il turismo e il Club Mediterranée faceva arrivare interi treni di francesi che scendevano alla stazione e venivano caricati su eleganti bus che li avrebbero portati al villaggio turistico. Bene, in quei pochi metri dal treno al bus erano radunati i giovani maschi della zona che avevano pochi minuti per fare conoscenza e farsi dire un nome che poi la sera sarebbero andati a cercare nei bungalow. Tempo di avventura per i maschi, tempo di “sdirruoto” per le famiglie.

Poi sono arrivate le reti per la raccolta delle olive, e le macchine per ventilarle (separare dalle foglie) e i frantoi sono diventati numerosi e sofisticatissimi, così tutte le operazioni sono semplificate  e non arrivano più camionate di donne e anche il club mediterranee ha chiuso e non arrivano treni pieni di francesine…


Ma la potatura bisogna sempre farla e così, anche se sono qui solo per due giorni, in questa casa fredda, che niente riesce a scaldare, né il grosso camino nel quale bruciano tronchi enormi, né i bracieri roventi che continuo a spostare dalla mia alla stanza di Pietro per togliere questa umidità di cui è piena la casa, (che quest’anno ha piovuto tanto, e meno male che fuori l’aria non è fredda e quasi si sta meglio fuori che dentro) e nonostante abbia i minuti contati chè in questi due giorni non so più cosa farci stare, aspetto questo ragazzo per gli accordi sulla potatura.

Il cancello era chiuso e aspettavo di sentir suonare, invece me lo sono trovato davanti la porta a vetri della cucina e quando gli ho chiesto come aveva fatto e entrare, senza nessun problema mi ha detto: l’ho scavalcato. Chissà perché! Cosa ci voleva a bussare? Poi l’ho capito perché. Lui la mia proprietà la conosce meglio di me, mi ha raccontato che la frequenta assiduamente, perché sono un cacciatore, mi ha detto, come se questo equivalesse a una licenza di entrare nelle proprietà private e fare come se fosse propria.

Mi ha detto che giù in fondo dopo la quercia, c’è un posto che conosce solo lui, dove ogni anno raccoglie chili e chili di porcini e  più giù ancora a ridosso dell’ultimo muro c’è il posto delle fragoline di bosco, anche lì, ne raccoglie tante che la moglie le congela e poi d’estate le vendono ai bar per le granite. Per non parlare degli asparagi, ne prende tanti che hanno dovuto comprare altri due congelatori. Praticamente ha un garage tutto pieno di congelatori e la mia proprietà, pare che contribuisca generosamente a tenerli in funzione.

Ne parlava con tanta competenza e passione che è sembrato naturale anche a me che lui prendesse dalla terra quello che la terra gratuitamente produce. Mi ha raccontato della raccolta dei porcini, a quantitativi industriali, perché lui lo fa con metodo, ma soprattutto con rispetto della terra, nel senso, mi ha spiegato che non sradica, ma taglia, lasciando una specie di bulbo, e poi con un coltellino, li pulisce lì sul posto, facendo cadere i residui, (le spore?), che diventa umus e propizia la ricrescita nella prossima stagione, e pare che funzioni a meraviglia. Lui lascia un segnale, un ramo messo di traverso, un paletto conficcato nel terreno, in modo da segnare il punto preciso e preciso ogni anno trova di nuovo funghi a volontà. Dice che ne prende talmente tanti che a volte deve fare due viaggi con la macchina, attento a non farsi vedere da nessuno perché poi se se ne accorgono, non solo vanno a raccoglierseli, ma rovinano tutto perché non hanno le accortezze che ha lui.

Mi ha stupito questo ragazzotto. Beh, ragazzotto, ha già un figlio di 16 anni, che come lui non ha avuto testa per la scuola e così lo porta a lavorare con lui e gli sta insegnando tutto quello che c’è da sapere sulla campagna, su questi nostri monti e sulle ricchezze che hanno a saperle cercare. Lui va a caccia di cinghiali, quest’anno ne ha presi già sei, due li ha fatti sparare dal figlio, uno era così grosso che il figlio tremava tutto dalla paura, ma lui aveva solo fatto finta di allontanarsi, era invece a tiro di voce, pronto ad intervenire se ce ne fosse stato bisogno. Ma il figlio se l’è cavata egregiamente.

Questi cinghiali poi finiscono in prosciutti e salsicce e ci mangia la famiglia tutto l’anno, e ne fa regalo agli amici. Mi ha stupito perché a modo suo, e  tutto da solo, ha trovato il modo di vivere bene prendendo ciò che questa terra offre, in maniera semplice e naturale, seguendo le stagioni, guardando dove gli altri non vedono e assecondando quella parte di mondo che ormai ai più è sconosciuta.

Ha messo su anche una buona produzione di miele, prepara  le arnie e aspetta le api che a seconda dei mesi e della fioritura degli alberi, gli portano miele di fori d’arancio, di castagno, di acacia, mille fiori, e ne vende a quintali. Non è mai fermo, ogni mese, ogni stagione ha qualcosa da dargli e lui è lì pronto ad assecondare, a cogliere, a far fruttare.

Tra una cosa e l’altra trova il tempo di fare il potatore, ma anche il muratore e così in un attimo mi dice che sa già cosa e quanto tagliare, che quei rami lunghi e dritti degli ulivi sono buoni solo a far pali per tenere in piedi le piante di fagioli, che vanno tolti, altrimenti la pianta non dà frutto e quei muri a secco caduti per le piogge abbondanti di questo inverno, se avrà tempo me li rifarà lui, aiutato dal figlio e che non mi devo preoccupare della legna, me la taglia e me la metterà sotto la tettoia, così se torno quest’altro inverno non avrò problemi per il camino.

Non oso chiedere quanto mi costerà tutto questo, sembra stonato parlare di soldi con uno così immerso nella natura, anche se parte di questa natura sarebbe di mia proprietà. Lui se ne va, ma mi resta una buona sensazione, come di aver ritrovato una strada, un sentiero che non pensavo ci fosse più.

Cerco di parlarne a Pietro, mi piacerebbe tanto se una volta gli andasse dietro, ma figuriamoci! E’ un’altra galassia. Lui ha 15 anni tra un mese e pensa alle cinture di “Dolce e Gabbana” e di “Barberry” che io non gli comprerò mai, ma che lui in questo momento desidera come l’espressione massima dell’essere figo.

… ma questa è un’altra storia.

 

 
   
 
Until Next Time,
Un Amica di PisciottaNet
 

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Raccolta delle ulive

     
 
 


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