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Lazio: il PANGIALLO
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Semplice, rustico e... delizioso, ecco il Pangiallo della tradizione
laziale! |
Pensate, già nella Roma dei Cesari c'erano le pasticcerie!
Esistevano infatti botteghe specializzate nella preparazioni dei dolci:
ognuna un tipo particolare, da gustare al di fuori dei pasti ed in occasioni
speciali.
Allora andavano di moda miele e ricotta, uniti a tantissima frutta secca...
cioè, quasi esattamente il Pangiallo, arrivato sino alle nostre tavole
natalizie!
Il nome, ispirato al bellissimo colore del dolce, non deriva dalla farina di
mais (aggiunta tarda - post Colombo - e assolutamente facoltativa), ma da un
pizzico di zafferano, aggiunto per far splendere a festa un dolce rustico e
genuino come il Pangiallo!
PANGIALLO
(Dosi per 4 persone)
300 g di farina bianca ( o 250 g di farina gialla a grana grossa)
100 g di ricotta romana
60 g di miele
50 g di uva sultanina
50 g fra mandorle e pinoli
30 g di scorza d'arancio candita
20 g di zucchero
20 g di lievito di birra
2 cucchiai d?olio extravergine d'oliva
un pizzico di zafferano, un pizzico di cannella
Aggiunte facoltative:
50 g fra gherigli di noce e nocciole
50 g di fichi secchi
50 g di cioccolato fondente
chiodi di garofano in polvere, noce moscata
Preparate uno sciroppo sciogliendo lo zucchero in un po' di acqua tiepida,
scioglietevi il lievito e aggiungente un pizzico di sale.
Sulla spianatoia fate la colma con 275 g di farina e impastate con lo
sciroppo lievitato.
Aggiungete la ricotta sbriciolata e l'olio.
Scaldate leggermente il miele e incorporatelo all'impasto, aggiungete la
frutta secca, la scorza candita, l'uva ammollata, la cannella e, a piacere,
tutti gli altri ingredienti facoltativi.
Formate una pagnotta e lasciate lievitare per 12 ore in un posto tiepido.
Preparate quindi la glassa: con acqua, zafferano, la rimanente farina e un
goccio d?olio preparate una pastella liscia.
Spalmate la glassa sulla pagnotta e infornate su una piastra da forno
imburrata.
Cuocete per 40 minuti a 180 gradi.
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