Il
Festival di Sanremo compie cinquantasette anni. Tanti, ancor di più se si torna
con la memoria all'esordio: a quell'ormai lontanissimo 1951 in cui prendeva il
via una manifestazione radiofonica - la TV entrerà in scena nel '55 - in tre
giornate, dove i cantanti erano solo due (Nilla Pizzi ed Achille Togliani), con
il Duo Fasano a far da sostegno.
Da allora in avanti, sul palcoscenico rivierasco si sono succeduti oltre 1000
brani cantati da centinaia di esecutori: si tratta di cifre di non poco rilievo,
mentre stanno per aprirsi le quinte sul nuovo appuntamento, nel tradizionale
scenario del teatro Ariston.
A ripercorrerla oggi, la storia della rassegna canora più celebre d'Italia si
presenta come una sorta di tracciato dell'evoluzione del costume nostrano:
partita come una gara che appassionava le famiglie e le divideva per gusti e
generazioni (non a caso Salvatore Quasimodo, discettando dell'eccessiva
importanza che le veniva attribuita, parlò di "torneo", sottolineandone perciò
il "cuore antico"), essa è col tempo divenuta fondamentalmente un evento
mediatico, una kermesse televisiva allungatasi a dismisura fino a coprire quasi
una settimana di programmazione, tra scandali annunciati e rinunce clamorose.
Mai all'avanguardia, piuttosto vetrina delle tendenze più tradizionaliste
della canzone indigena (con poche ma significative eccezioni, delle quali le più
eclatanti sono certamente "Nel blu, dipinto di blu" di Modugno nel '58 e"4/3/43"
di Lucio Dalla nel '71), Sanremo si è fatta veicolo di perbenismo morale ("Non
ho l'età", 1964), politico ("La rivoluzione", 1967: l'anno della tragica morte
di Luigi Tenco), sociale ("Chi non lavora, non fa l'amore", 1970): ha, pure,
consentito il debutto o l'affermazione di artisti del valore di Gianni Morandi,
Alice, Fiorella Mannoia, Enrico Ruggeri, Zucchero, Vasco Rossi ed innumerevoli
altri.
In tempi più recenti, come si è detto, la tradizionale competizione è venuta
arricchendosi considerevolmente: notevole rilievo, ad esempio, hanno assunto gli
ospiti stranieri, a rappresentare concezioni di musica e culture diverse (con
esiti a volte memorabili: si pensi allo strepitoso duetto tra Ray Charles e Dee
Dee Bridgewater di "Till the next somewhere"), talora lontanissime.
Parallelamente, i brani in gara sono diventati molti di più, con l'inclusione di
una sezione competitiva interamente dedicata ai giovani: una vetrina d'eccezione
per le nuove generazioni, che spesso non trovavano adeguati spazi fra tanti
personaggi già noti.
Le ultime stagioni hanno anche veduto la vittoria d'artisti - si pensi alla
Piccola Orchestra Avion Travel, per fare un esempio - decisamente fuori dagli
schemi della canzone tradizionale. Un compleanno con luci ed ombre, quindi:
capace di fotografare i limiti e nello stesso tempo la vitalità di una mostra
che, novella araba fenice, ha sempre avuto la forza di risorgere dalle proprie
ceneri.
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