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   Mika   

Mika
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Mika desidera portare il pop ad un fantastico livello tridimensionale alla sua altezza. Che è poi pari quasi a 190 cm di scultorea e statuaria bellezza, se proprio ci tenete a saperlo.

Benvenuti nel suo mondo: questo giovane esordiente sta dando la festa più bella dell’universo e tutti sono invitati sotto il suo cielo stellato.  Mika è un cantautore, performer, produttore, musicista, cantante d’opera ed è pronto a sguinzagliare il suo album di debutto in giro per il mondo. Musicalmente stupefacente e dai pensieri profondi, le sue canzoni combinano un flusso euforicamente inebriante, con elementi cupi ed inaspettati: melodrammi alla luce del sole e notturne storie d’amore, di perdita, abbandono, speranza e gioia. Tutte le sue canzoni sgomitano per attirare l’attenzione, ognuna cela una perla sotto il guscio dorato.
 
Mika è un vero cittadino del mondo. Nato a Beirut nel bel mezzo degli anni ‘80, la famiglia di Mika si è ritrovata a traslocare a Parigi nel pieno della guerra. Quando suo padre è stato successivamente preso in ostaggio e trattenuto nell’ambasciata Americana nel Kuwait, la famiglia si è spostata a Londra. Un’inevitabile, turbolenta esperienza per il nostro eroe, che è stato trascinato nell’abisso di un’educazione profuga. “E’ stata l’orribile combinazione di continui spostamenti e i tempi difficili nei primi anni di scuola a Londra che mi hanno portato a dimenticare di saper leggere, scrivere e parlare per un po’. Mi hanno tolto da una scuola per sei mesi per cercare di farmi ripigliare e trovarmi una nuova scuola da frequentare. E’ stato in quel periodo che la musica è diventata fondamentale per me: mi ha rimesso in piedi”, dichiara oggi, rivelando che inconsciamente sapeva che scrivere canzoni sarebbe stato il suo destino. Le elettrizzanti esibizioni che avrebbero conquistato anche le orecchie più esigenti del pianeta sarebbero arrivate più tardi.

“Dopo aver iniziato a cantare da ragazzino, ho preso a lavorare dappertutto.  Avevo un severissimo insegnante di canto russo e dovevo essere perfetto.  Ho fatto di tutto, dal registrare con la Royal Opera House al jingle per la gomma da masticare Orbit. Non scorderò mai quando chiamando la British Airways per comprare un biglietto aereo, mi hanno messo in attesa, ad ascoltare la mia stessa voce. Sono stati 8 interminabili minuti. Penso che la spiegazione al fatto che nel settore ero diventato richiestissimo, risieda nel mio basso salario!  Io e mia madre non avevamo idea di quanto avrei dovuto guadagnare per quel genere di lavori e nessuno aveva fretta di chiarirmi la faccenda.  Guardando indietro, penso che 45 sterline per il jingle della Orbit non siano stati un affare per me.”

Un virtuoso del piano autodidatta, un vocalist atletico ed intrattenitore nato, Mika ha la musica che nelle vene e già in tenera età era pronto a mostrare il suo talento. Mika non è stato sedotto dallo scintillio di programmi tv come Top Of The Pops o dall’ascoltare i successi del momento alla radio mentre se ne stava appollaiato sul suo letto, quando ha ricevuto la sua “chiamata dalla musica”. Piuttosto è stato catapultato sul palcoscenico da un’opera di Richard Strauss all’età di 11 anni. David Hockney l’ha notato durante le prove e Mika conserva ancora la locandina dello spettacolo autografato da Hockey su un muro del suo soggiorno.

Dopo una quasi totale esclusione sociale a scuola - “Mi piacerebbe dire d’aver scelto io l’isolamento, ma mi è stato imposto” – questo stile di vita gli è subito piaciuto. “Era un mondo magico nel quale vivere. Un universo parallelo illusorio e affascinante”. Negli ultimi 12 anni della sua vita ha portato quell’universo parallelo al culmine ed è ora pronto a presentare il suo dinamico, idiosincratico e sfacciatamente personale album di debutto. Colmo di melodie a tinte forti, accattivanti ritornelli ed un originale stile di composizione che esprime chiaramente e senza mezzi termini, Mika ha ricevuto l’occasione per sviscerare al mondo la sua visione unica.
“Sono cresciuto ascoltando di tutto, da Joan Baez a Dylan, da Serge Gainsbourg al Flamenco. I miei gusti musicali sono diventati piuttosto eclettici crescendo, ma mi piace spesso tornare ai grandi cantautori, gente che non onestà ha espresso le proprie idee nella musica.  Prince, Harry Nillson, Elton John, persino Michael Jackson.  Queste persone hanno pubblicato degli straordinari dischi pop che non possono essere interpretati da nessun altro con la stessa perfezione ed è quello che ho sempre voluto fare anch’io”.

Tuttavia, questa visione musicale ha rischiato di non venire allo scoperto. A 19 anni è andato a studiare alla London School of Economics che ha abbandonato già nel pomeriggio del suo primo giorno di scuola per iscriversi al Royal College of Music due settimane più tardi. Un cantautore prolifico già da studente, Mika era solito imbucarsi nelle feste e appropriarsi del pianoforte per suonare senza preavviso 5 sue canzoni. Una di queste “improvvisate” lo ha condotto ad un primo sviluppo nella sua carriera discografica, che ora lui vede come essenziale per la sua crescita come artista, ma allo stesso tempo all’epoca gli ha spezzato il cuore: “I capi cercavano di plasmarmi in direzioni che andavano contro la mia natura. Fondamentalmente, volevano che scimmiottassi tutto ciò che andava di moda in quel momento e in quel periodo il modello da imitare era Craig David, perciò ero piuttosto depresso”.

Nel pieno della disperazione, ha scritto quello che presto sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica, "Grace Kelly", un’opera sberleffo in 4/4 destinato al pop in technicolor. “E’ uno sfottò rivolto ad alcune persone con le quali ho lavorato quando l’ho scritta”, sottolinea. “E’ da lì che viene il passaggio ‘shall I bend over, shall I look older, just to be put on your shelf’. Ero così arrabbiato! Quella casa discografica possiede tutte le risorse tranne l’anima”. L’irresistibile fasto e il contagioso e delirante ritornello di Grace Kelly, è diventato il punto di partenza del suo percorso. “Non puoi avere paura di distinguerti. Se nessun altro se la sente di dire certe cose, beh, lo faccio io!”
Mika è la voce che mancava. Cavalcando con naturalezza gli impetuosi refrain con i suoi quattro-ottavi, il ragazzo si è ritrovato a Miami, realizzando demo con chiunque gli capitasse a tiro, in ogni studio dove riusciva ad entrare gratis. Alla fine ha fatto amicizia con l’ingegnere del suono dei Bee Gees il quale è stato subito licenziato per svolgere un doppio lavoro durante le ore d’ufficio.

Questo è il tocco magico di Mika. Fiero di distinguersi – perché ci è abituato – il suo metodo di narrazione in prima e terza persona connette gli outsider mentre sconvolge nel profondo il pensiero massificato. Ora elogiando le delizie di donne in carne nel funk-rock di Big Girl (You Are Beautiful), ora condensando i moderni peccatucci sessuali nel personaggio burlesco di Billy Brown, o celebrando le gioie della vita in Love Today, il suo è un mondo nel quale la musica pop non è abituata a viaggiare. “Ho scritto Love Today in un momento di grande felicità. Quando hai la testa tra le nuvole, diventi presuntuoso e pensi che tutti nel mondo in quel momento sentano quello che provi tu. Spesso la penso così. Perciò ho messo tutto questo nella canzone“.
Attenzione ai dettagli. Assicurarsi che tutto sia al punto giusto. Queste sono le regole vigenti nel cuore di Mika. Il suo lavoro artistico, sviluppato con la sorella maggiore Yasmine, è la chiave che apre il suo magico scrigno musicale – e la sua musica parla da sola. “Non vedo l’ora di andare in tour.  Per me suonare dal vivo vuol dire arrivare al massimo della mia espressione musicale. C’è una dinamica diversa, la musica si esprime in modo differente. Non vedo l’ora. Spesso mi ritrovo stressato durante le sessioni di registrazione, perché ci sono tante decisioni da prendere. Sei sempre lì ad editare e pensare a quello che dovrebbe o potrebbe restare per sempre in una canzone. Non sto nella pelle al pensiero di sconvolgere tutto nei miei concerti e andare in giro a suonare!”
 

 

   
   
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