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Un uomo scaltro come un saraceno, con la figura
di un principe Normanno, la gioia dell'arte di un antico greco,
signore di vita come uno spagnolo, e giusto e forte come un romano,
tira la somma: "il vero pisciottano".

Parafrasando un detto conosciuto, forse riusciamo a delineare la
"figura" storica del pisciottano. Dimostrano quanto su affermato, le
vicissitudini riportate, per sommi capi, nei cenni storici che
seguono. Pensate, le prime ipotesi
sulle origini e sulla storia di Pisciotta, sono collegate alla
distruzione di Troia (650 A.C.). Le cose sembra siano andate più o
meno così.
Nel 650 A.C. i troiani, sfuggiti all'incendio ed
alla distruzione della loro città, approdarono sul lido ionico, dove
fondarono Siri. Gli abitanti di Siri, i Sirini, avanzarono verso
Ovest, seguendo l'ampia valle del fiume Sinni, fino al lago ed al
monte Sirino (che da essi presero il nome), presso l'odierna
Lagonegro. Fondata Siruci (oggi Seluce, frazione di Lauria), si
spinsero fino al mar Tirreno, sul lido dell'odierno Golfo di
Policastro.
Qui
essi fondarono la colonia di Pixous. A testimonianza di ciò una
rarissima serie di antiche monete, recanti, in caratteri arcaici, i
nomi coniati di Sirinos e Pixoes, riferentisi, rispettivamente, alle
popolazioni delle due città di Siri e Pixous. Perchè Pixous? Il nome
"Pixous", dalla radice "PYX", deriva dal bosso (buxus semprevivens),
arbusto sempre verde delle buxacee (simbolo della giovinezza e della
forza, del coraggio, della perennità del pensiero e dell' opera; il
bosso orna lo stemma del Comune di Pisciotta). Una curiosità: le
siepi dei giardini del Quirinale a Roma sono costituite da bosso.
Dall'etimologia
greca e da quella latina derivano i nomi di Pixous, Pixo, Pixunte,
Buxentum e Bissento. Nel 194 A.C. la pixous greca divenne la
Buxentum romana e nel 915, quando questo centro viene depredato e
bruciato dai Saraceni di Agropoli, ne ha già cambiato il nome latino
in quello attuale di Policastro. E' l'anno 915 a segnare la nascita
di Pisciotta. Gli abitanti di Bussento, dopo che i Saraceni di
Agropoli assalirono, saccheggiarono e diedero alle fiamme il loro
villaggio,cercarono scampo sui monti e sulle alture circonvicine.
Molti si trasferirono al di là dei promontorio di Palinuro, dove
formarono un piccolo villaggio, che chiamarono, in ricordo della
perduta patria, Pixoctum, cioè piccolo Pixous. Da Pixoctum si ebbero
poi Pixocta, Pissocta e Pisciotta. Nulla sappiamo dei primi anni di
vita del nuovo borgo e solo nel XII secolo, sotto Guglielmo II,
troviamo per la prima volta il toponimo Pissocta, posseduta come
feudo da Niello, suo cittadino. E' del 1144 il documento più antico
che riporta il nome di Pisciotta, il Catalogus Baronum. L'anno 1464
segna poi per il paese uno sviluppo notevole allorquando gli
abitanti superstiti di Molpa, in seguito alla distruzione del loro
villaggio si rifugiarono a Pisciotta.
Fino
al 2 Agosto 1806, quando Giuseppe Napoleone re di Napoli decretò
finita la feudalità, la storia di Pisciotta è una interminabile
enumerazione di passaggi feudali da un "Padrone" all'altro. I
Caracciolo (1270), i Sanseverino (nel 400), i Pappacoda (1590), sono
alcune delle famiglie (tra le più potenti del regno) ad averne avuto
il possesso. (Uno dei tanti passaggi: Pisciotta acquistata nel 1554
da don Sancho Martinez de Leyna, capitano generale delle regie galee,
per 17.000 ducati, fu rivenduta nel 1578 a don Camillo Pignatelli
per 30.000 ducati.

Da segnalare due sacerdoti eletti vescovi: Luigi Pappacoda di
Pisciotta, nominato Vescovo di Capaccio nel 1635 (che, tra l'altro,
rimase a Pisciotta senza trasferirsi a Capaccio e fece della bella
chiesa di S. Pietro la Cattedrale) e Giovanbattista de Bellis di
Rodio, Vescovo di Telese. Nel 1708, con i suoi 2163 abitanti, è tra
i popolosi ed importanti paesi a Sud di Salerno.
L'anno 1806 fu teatro di duri scontri tra Francesi e Borboni. La
guerra tra Francesi e Spagnoli, i moti del Cilento e l'epopea
Garibaldina, a cui, in nome della indipendenza e della libertà,
presero parte i figli migliori di Pisciotta, sono i grandi
avvenimenti della Storia del Paese. Il Cenotafio di Palinuro, il
Castello, le torri di avvistamento, la Chiesa di S. Pietro, i
Palazzi padronali, sono alcune testimonianze del passato, tramandate
ai nostri giorni.

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