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Storia dell'ulivo
Pianta sacra da tempo
immemorabile, l'ulivo è
protagonista di diverse
leggende che ne hanno
attribuito questa sua
origine divina.
La tradizione ebraica
racconta che dai semi
portati da un angelo e
posti tra le labbra di
Abramo, sepolto sul monte
Tabor, nacquero tre piante:
un cipresso, un cedro e un
olivo.
Nell'Antico Testamento, la
colomba che annuncia a Noè
la fine del diluvio e la
ricomparsa delle terre
emerse porta nel becco un
ramo d'ulivo.
Stesse origini l'ulivo ha
anche nella mitologia
greca. Da una contesa tra
Poseidone e Atena sorta
per il possesso
dell'Attica, Atena fece
germogliare un ulivo
accanto al pozzo che aveva
donato Poseidone e il
tribunale composto da
tutte le divinità
olimpiche, convocato per
decidere chi doveva
governare l'Attica, decise
che il dono migliore era
stato fatto da Atena.
Sempre dalla mitologia
greca, Apollo nacque a
Delo sotto una pianta di
ulivo e Aristeo, figlio di
Apollo e Cirene, apprese
dalle Ninfe del mirto come
innestare l'olivastro per
ottenere l'olivo.
Anche i primi cristiani,
che combatterono tutti i
culti pagani degli alberi,
rispettarono invece
l'ulivo, il cui olio sacro
serviva per la cresima, la
consacrazione dei
sacerdoti, l'estrema
unzione.
La storia racconta che,
originario della parte
orientale dell'area
mediterranea, l'olivo si
diffuse in Egitto, in
Palestina, a Creta, a Rodi,
nell'Attica, in Italia e
poi in tutto il bacino del
Mediterraneo. Il codice
Babilonese di Hammurabi,
che risale a circa 2500
anni prima di Cristo, cita
l'olio di oliva e ne
regolamenta la
compravendita.
In Egitto, ai tempi della
XIX dinastia, intorno al
1300 a.C., rami d'ulivo
erano posti sulle tombe
dei sovrani. Fenici, Greci
e Cartaginesi
commerciarono olio e
contribuirono a diffondere
la coltivazione dell'ulivo,
utilizzato non solo come
alimento, ma anche per le
cure del corpo e per
l'illuminazione.
In Italia, portato dai
coloni greci, l'ulivo fu
coltivato dagli Etruschi,
che già nel VII secolo a.C.
ne possedevano vaste
piantagioni. Più tardi i
Romani organizzarono
razionalmente la
distribuzione e il
commercio dell'olio. A
Roma costituirono l'arca
olearia, una sorta di
borsa dell'olio d'oliva,
dove collegi di
importatori, "negotiatores
olearii", trattavano
prezzi e quantità.
Secondo i più illustri
naturalisti romani,
esistevano ben dieci
varietà diverse di ulivi e
l'olio prodotto era
classificato in cinque
categorie. Il più pregiato
era l'Oleum ex albis
ulivis, ottenuto da
olive verde chiaro, cui
seguivano il Viride,
ottenuto da olive che
stanno annerendosi, il
Maturum, frutto della
spremitura di olive
mature, il Caducum,
ottenuto da olive raccolte
da terra, e il Cibarium,
prodotto con olive bacate
e destinato solo agli
schiavi.
Con la decadenza
dell'impero e la
cessazione dei tributi,
l'olivo venne però a
mancare e le invasioni
barbariche fecero
pressoché scomparire la
pratica colturale
dell'olivo.
Nel Medioevo sopravvissero
oliveti di ridotte
dimensioni presso alcuni
conventi e nei feudi
fortificati che sorsero
soprattutto in Toscana.
Successivamente, furono
proprio i conventi a
ricreare oliveti di grandi
dimensioni, dati in
gestione a contadini con
contratti "ad laborandum",
secondo cui il
proprietario dell'oliveto
riceveva parte del
raccolto e alcune giornate
di lavoro nelle proprie
terre.
Più tardi, nel XII secolo,
vennero stipulati
contratti "ad infinitum",
cioè senza limiti di
tempo, per cui i contadini
si impegnavano alla
coltivazione in cambio di
un fitto, sovente pagato
in olio.
Gli oliveti ripresero a
diffondersi, Firenze
divenne un centro
importante per la
coltivazione ed emanò
severe leggi che
regolamentavano la
coltivazione dell'olio e
il suo commercio; Venezia
e Genova cominciarono a
commerciare quantità
sempre maggiori di olio
proveniente da Corinto,
Tebe, Costantinopoli e
dalla Romania, Provenza,
Spagna e Africa del nord.
All'inizio del XIV secolo,
la Puglia divenne un
enorme oliveto e
piantagioni sorsero in
Calabria, Abruzzo,
Campania e Sicilia. Tale
divenne l'importanza di
questo alimento per queste
regioni che, nel 1559,
Parafran De Riveira,
vicerè spagnolo, fece
costruire una strada che
collegava Napoli alla
Puglia, alla Calabria e
all'Abruzzo per agevolare
il trasporto dell'olio.
Dopo una stasi attorno al
1600, dovuta alla
dominazione spagnola che
aumentò le tasse sulla
produzione dell'olio e
instaurò contratti a
termine della durata di
due o tre anni (non più
convenienti per il
coltivatore), la
produzione riprese a
crescere nel 1700 con lo
svilupparsi del libero
mercato e l'esenzione di
tasse sugli uliveti per la
durata di quarant'anni.
L'olio italiano venne
diffuso in tutta Europa, e
la stessa Caterina di
Russia ricevette campioni
di olio italiano racchiusi
in un cofano in legno
d'olivo. Nel 1830 papa Pio
VII garantiva un premio in
denaro per ogni olivo
piantato e curato sino
all'età di 18 mesi.
Persino re Umberto, nel
1944, emanò un decreto,
ancora oggi in vigore, che
vieta l'abbattimento delle
piante d'olivo.
Oggi si calcola che quasi
la totalità di piante di
olivo coltivate nel mondo
sono presenti nel bacino
del Mediterraneo, anche se
si coltivano ulivi anche
in Sud America, Australia,
Oceania, Cina.
L'olivo è ovunque nel
mondo e ogni anno le
coltivazioni aumentano,
così come cresce
l'interesse per l'olio
extra vergine.
(...Continua) |
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