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IL
CULTO di S. Agnello Abate |
By A.
D’Alessandro |
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Vita e miracoli di S. Agnello a Napoli, origine e fondamento del culto per
il Santo. - Il culto a Napoli, in Campania, a Pisciotta. – Manifestazioni
del culto per il Santo da parte dei pisciottani, residenti e non. -)
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S. Agnello, secondo
le fonti più attendibili, nacque a Napoli, da genitori siracusani, nel 535,
ed ivi morì il 14 dicembre del 596.
Egli, nonostante la
sicilianità degli antenati, può considerarsi in tutto e per tutto un
napoletano, un campano, perché a Napoli condusse la propria vita, da cui si
allontanò, isolandosi per circa sette anni, solo per vivere la dura
esperienza penitenziale dell’eremita; qui accrebbe la propria fede e qui si
iscrisse all’Ordine dei benedettini, di cui divenne Abate nel Convento di S.
Gaudioso, nel Napoletano. Ed a Napoli diventò presto popolare e famoso per i
prodigi e per i numerosi miracoli che incominciò a compiere, già quando era
ancora in vita, e che, per la Sua intercessione, si moltiplicarono dopo la
propria morte.
Si narra che, ancora in
vita, nel 581, comparve ai napoletani che erano stati assediati dai
longobardi e li invitò alla resistenza fino alla vittoria: comparve loro,
così come ancora oggi viene raffigurato, “armato” di una bandiera nella mano
destra e di un libro nella sinistra: la bandiera candida, con in mezzo una
croce, simbolo della fede e del riscatto; il libro che stava a rappresentare
le Sacre Scritture, simbolo di verità e di vita.
La devozione ed il culto per
S.Agnello Abate si diffusero, particolarmente dal XV secolo in poi, per
tutto il Napoletano e quindi per le località campane che avevano rapporti
più frequenti di comunicazione con la città partenopea: tra queste,
Pisciotta che all’epoca disponeva di una piccola flotta di imbarcazioni per
il trasporto di uomini e mercanzie per e da Napoli.
Il culto del Santo di
trasferì, dunque, a Pisciotta direttamente da Napoli, e non, per via
indiretta da Rodi o da Malta, come vorrebbe una certa tradizione, attraverso
i Cavalieri di Malta che nel sec. XVI° vennero ad insediarsi, non a
Pisciotta, ma a Rodio e che, semmai, portarono il culto del Santo a Rodio.
In
particolare, il culto e la devozione per S. Agnello Abate aumentano a
Pisciotta tra la fine del XIX° e l’inizio del XX° secolo, tanto è vero che
nel 1906 vi si istituisce una Confraternita in onore del Santo e viene
acquistata quella magnifica statua lignea che tuttora vi si venera: statua
che poi, nel 1979,
è
stata opportunamente e adeguatamente restaurata.
Attualmente l’immagine è
sistemata su un altare laterale, al lato destro dell’entrata secondaria
della Chiesa Parrocchiale; ma inizialmente (e fino al 1963) essa dominava da
una nicchia dell’altare Maggiore, alla sinistra della statua di S. Maria
delle Grazie.
La statua di S. Agnello,
venerata a Pisciotta, raffigura il Santo in tutto il suo splendore, coi
lineamenti dolci e forti che sono propri di un’età matura, intensamente ma
felicemente vissuta perché interamente dedicata al prossimo e a Dio, e con
in mano – così come vuole l’iconografia ufficiale – un libro e la bandiera
crociata.
Nel passato, e fino agli anni
40, quando non erano stati scoperti ancora o, comunque, non erano ancora
diffusi gli antibiotici e non si conoscevano i più moderni strumenti
radioterapeutici o le attuali tecniche cardiochirurgiche, la bandiera di S.
Agnello rappresentava l’unica alternativa, l’ultima speranza per gli
ammalati gravi di Pisciotta: la bandiera veniva prelevata in Chiesa da un
familiare e portata nell’abitazione dell’infermo. Se e quando questi guariva
o riprendeva le forze, si gridava al miracolo o alla grazia ricevuta e quasi
sempre lo stesso “miracolato” riportava, con un rituale più o meno solenne,
la bandiera in Chiesa e la riponeva nella mano del Santo.
Tuttora il pisciottano annette
poteri miracolosi alla gloriosa bandiera di S. Aniello.
A riconoscimento e premio
della ininterrotta e sempre rinnovata fede dei pisciottani per S. Agnello
Abate, il 25 aprile 1979, su richiesta del Parroco dell’epoca, Don Angelo
Maria Falcione, e con l’approvazione del Vescovo della nostra Diocesi, Mons.
Giuseppe Casale, la s: Congregazione per i Sacramenti ed il Culto Divino,
con propria bolla, ha elevato il Santo a Patrono della comunità parrocchiale
di Pisciotta. |
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Qui la festa di S. Aniello si
tiene due volte l’anno, e con rinnovata solennità, per merito soprattutto di
Aniello Di Blasi (ex postino, ora Presidente onorario della Congrega
consacrata al Santo) che la ripristinò, grazie poi all’iniziativa e alla
devozione dei Parroci pro-tempore, a cominciare dal compianto Don Antonino
Cammarata, fino all’attuale Parroco, Don Franco Giordano, e grazie
all’impegno incessante dei Comitati che si sono avvicendati negli anni, per
organizzare e gestire al meglio la festa. Le date sono: quella del 14
dicembre, anniversario della morte del Santo, e quella del 10 agosto, festa
“votiva”, in piena estate, che consente tutte le possibili manifestazioni
esterne (il cosiddetto “programma civile” della festa): musica, fuochi
d’artificio e gare varie.
La musica viene eseguita
soprattutto dalle Bande musicali, di volta in volta ingaggiate, che – oltre
ai concerti antimeridiani, pomeridiani e serali, ed al giro di saluto al
paese, compiuto il giorno della vigilia – accompagnano la statua del Santo
in processione per le vie principali di Pisciotta, opportunamente addobbate
a festa, anche con luminarie che a sera regolarmente si accendono in uno
sfavillio di luci variamente colorate; i fuochi sono costituiti dagli spari
di mortaretti (“colpiscuri”) per tutta la mattinata del giorno festivo e che
si concludono con l’accensione della “batteria”, al rientro della
processione. (Da qualche anno a questa parte non si accendono più i fuochi
d’artificio serali, le cosiddette “carcasse”, a causa dei numerosi, a volte
devastanti incendi provocatisi in passato per le campagne adiacenti al luogo
degli spari e che mettevano a repentaglio la stessa incolumità dell’abitato
periferico cittadino); le gare sono di natura sportiva o para-sportiva (la
corsa nei sacchi, ecc.), ma più spesso di natura artistico-culturale.
Circa
le processioni, vogliamo riferire qui, in particolare, di quella che si
svolge il 10 agosto, di regola alla fine della messa solenne di mezzogiorno,
che è sempre più lunga delle altre perché comprende anche
l’omelia-panegirico del Santo. Quasi sempre la processione si sviluppa nel
rispetto di un cerimoniale abbastanza rigoroso e segue un itinerario che è
variato negli anni ma che tocca immancabilmente le piazze e le piazzette del
paese (piazza M. Pagano; piazza R. Pinto; piazzetta dei Caduti: dove di
regola fa sosta al rientro verso la Chiesa) e si sposta fino alla Foresta,
alla Strada Nuova e al Borgo (le tre vie periferiche della processione):
dapprima sfilano “i cinti” o “le cinte” ( “cinto” che corrisponde, nel
nostro caso, a “insieme di ceri legato, stretto intorno”, dal latino
“cingere” che significa, appunto, legare, stringere intorno, da cui i
participi passati cinctus, cincta, con i plurali cincti e cinctae) portati
a mano o in testa, quasi sempre dalle donne, a lode del Santo, per grazie
ricevute o attese; segue poi, guidata dai Priori del tempo, la Confraternita
di S.Agnello (preceduta, qualche volta, dalla Confraternita del Terz’Ordine
Carmelitano); quindi la statua del Santo Patrono, preceduta da quella di S.
Lucia e, qualche anno, da quelle di altri Santi che si venrano nel Comune,
tutte portate a spalla o sollevate a braccia dai fedeli; e quindi il clero,
capeggiato dal Parroco pro-tempore, seguito dalle Autorità civili e militari
del paese e dalla Banda o dalle Bande musicali che, a tempo, esegue
(eseguono) marce sinfoniche, scherzi musicali e musica sacra; una marea di
fedeli chiude la processione, che è attesa in Piazza Raffaele Pinto da altri
fedeli, pisciottani e turisti. |
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La processione costituisce il culmine della festa: non v’è pisciottano,
residente o rientrato da fuori per l’occasione, che non partecipi o non
assista alla processione del Santo Patrono a Pisciotta!
La festività del 10 agosto
costituisce uno dei momneti più alti e importanti della vita socio-culturale
del paese: per la ricorrenza, pur che abbiano una minima possibilità,
rientrano in massa i pisciottani, coi loro familiari acquisiti e/o
discendenti, che propriamente pisciottani non sarebbero (è anche il caso di
chi scrive, con moglie abruzzese e i figli, nati a Salerno, che si sentono –
e sono -, moglie e figli, completamente pisciottani), e che rientrano da
ogni parte della penisola e anche da fuori Italia (Germania, Svizzera,
Francia, Stati Uniti, ecc.), sebbene le colonie pisciottane insediatesi
all’Estero, e particolarmente negli USA, abbiano costituito delle specie di
piccole parrocchie pisciottane in loco, per celebrare le feste religiose
tradizionali del paese d’origine: esemplare è la comunità pisciottana di
Amsterdam (USA), dove addirittura è stata edificata una Chiesa e costituita
una Confraternita in onore di S. Agnello e dove regolarmente si festeggiano
le ricorrenze annuali del Santo, a dicembre e in agosto.
Il 10 agosto 1975 è venuta a
Pisciotta una nutrita delegazione della colonia pisciottana di Amsterdam il
cui Parroco, Don Giuseppe Cotugno, ha concelebrato con altri Sacerdoti la
messa solenne, evidentemente al fine di riaffermare e rinsaldare i vincoli
di unità-continuità tra le due comunità.
E’ da ricordare poi, per la
particolare importanza che ha assunto l’avvenimento, la data del 10 agosto
1980, quando è giunta a Pisciotta la reliquia del Sacro Teschio di S.
Agnello, per gentile concessione del Sacro Capitolo della Cattedrale di
Lucca, da cui era custodita ed a cui, dopo la presentazione solenne e
l’adorazione nel nostro Tempio, è stata poi restituita con il grazie di
tutti i fedeli.
Altra festività importante e
significativa da ricordare è stata quella del 10 agosto 1996, durante la
quale è stato celebrato, con particolare solennità, il 14.mo anniversario
della morte di S. Agnello Abate: per l’occasione, io stesso ho composto un
Inno, musicato poi dal Maestro Claudio Mautone, che è stato più volte
eseguito in Chiesa, tra la commozione generale, da un gruppo
vocale-strumentale, concertato e diretto dallo stesso Maestro, e di cui mi
piace riportare ancora qui, la parte conclusiva:
“A Te invitto taumaturgo
le contrade fanno festa
dalla Piazza alla via Borgo,
dalla Serra alla Foresta,
ed ancora dal Pendino
al Calvario, alla via Stella…
Tu assecondaci il cammino:
Il cuor nostro al Tuo modella. “ |
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Abbiamo detto che la festività
rappresenta uno dei momenti più importanti della vita socio-culturale dei
pisciottani. Nei fatti: ci si ritrova insieme, i residenti con i parenti e
gli amici che rientrano dall’Italia e dall’Estero; v’è l’opportunità di
vivificare i ricordi e di scambiare, coi saluti e gli abbracci, notizie e
opinioni; v’è la possibilità di ascoltare della buona musica: sinfonie e
brani delle opere liriche più celebri, eseguite in piazza dalla Banda
musicale locale, quando è in vita, o dalle Bande abruzzesi e pugliesi più
importanti, che di anno in anno si alternano a Pisciotta, per due giornate,
quella della vigilia e quella della festività, in matinèe e serate fino alle
ore tarde della notte; e musica leggera, che da alcuni decenni a questa
parte viene eseguita la sera del giorno successivo a quello della festa,
davanti ad una folla quasi sempre strabocchevole che proviene anche dai
centri e dai campeggi vicini, con esibizione di orchestrine e di cantanti
anche famosi.
Nei giorni immediatamente
precedenti e immediatamente successivi alle tre giornate tradizionalmente
festive, si organizzano e si svolgono gare di danza e di canto, certami
poetici; si esibiscono solisti e gruppi musicali; si effettuano spettacoli
teatrali di arte varia.
I pisciottani, nella stragrande
maggioranza se non nella loro totalità, si sentono, e sono, in qualche modo,
dei “miracolati” di S. Agnello Abate, perché in ogni circostanza triste o
difficile della loro vita si sono rivolti fiduciosi al Santo Patrono per
chiedere e ottenere grazie per loro stessi o per i propri cari: e qualcuna
di queste grazie, a volte, è così grande ed eccezionale da far pensare e
gridare al miracolo.
E ciò nel presente, come nel
passato, con tutte le generazioni di pisciottani, da quando è iniziato a
Pisciotta il culto per S. Aniello.
Aniello
D’Alessandro
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Alcune delle notizie riportate nel presente lavoro sono
state desunte dall’Archivio Parrocchiale di Pisciotta e da articoli
pubblicati sui Calendari-Giornaletti di S.Agnello Abate a firma di:
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Don Antonino Cammarata, Don
Angelo Maria Falcione. Don Ottavio Sicilia, Luigi Mautone, Nicola De Feo;
altre derivano da esperienze e ricordi personali. |
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| E’ stato
consultato il testo: AA.VV.”Il grande libro dei
Santi” – Ediz: Paoline. |
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