- Destinati a vivere in un luogo piuttosto povero per la scarsa fertilità del
suolo, in prevalenza collinoso e facile alle frane, i pisciottani sono da considerare per il
resto, dei privilegiati. Le bellezze naturali in mezzo a cui vivono sono veramente
insuperabili: di qua la maestosità delle colline, ora rocciose, ora lussureggianti di pascoli o d’uliveti, che dolcemente si snodano ad
arco; di là l’immensità riposante del mare che, come in un
abbraccio, accoglie una penisoletta attraente e ormai famosa: Capo
Palinuro.
- D’inverno o d’estate, di primavera o d’autunno , a Pisciotta si vive una vita d’incanto. E’ per questo che gli abitanti sono stati sempre un po’
poeti, aperti al senso estetico; e quando un giovane, nell’ormai inusitato motivo
cilentano, rivolto alla donna del cuore, cantava:
"Iddiu non ti putia cchiù bella fari" elevava, nel contempo, un canto alla propria terra.
- A Pisciotta è sempre esistita una grande passione per la musica ed il canto. Ne fa testo l’esistenza di un tradizionale Concerto Bandistico
che, dopo qualche saltuaria interruzione ed alterne fortune, si è andato via via rinnovando negli
anni, fino ad acquistare l’attuale fisionomia , con un numero sempre crescente di Maestri "solisti" pisciottani , e sotto la direzione artistica dei veri maestri concittadini Mautone, Navarra e Pinto, che stanno ripercorrendo le esperienze esltanti già vissute dagli illustri Maestri-compositori-concertisti del
passato: Buonomo, Visone, Britti, Cammarano.
Nel tempo delle generazioni passate, quando ancora non era sopraggiunto il gusto per il
ritmo, si cantava molto in "quel semplice ma toccante motivo cimentano": Ogni innamorato si improvvisava stesore di
versi, sempre espressivi, in dialetto o in italianonon conta, e la sera accompagnandosi col suono di una chitarra o di un
clarinetto. Li cantava (o, se non era dotato di buone corde vocali, se li faceva cantare da un "prestavoce") sotto la finestra della donna
amata, magari già sprofondata nel sonno: …..E tu ca ruormi ccu ssu cuor cuntentu………
Erano canti di un amore timido e profondo, in cui la donna veniva sublimata fino ad essere paragonata alla luna o, più ancora, al sole. Diceva infatti la canzone:
"A luna è ghianda e vui brunetta siti "La luna è bianca e voi brunetta
siete,
chidd’avi ‘argentu e vui l’oro purtati. Quella ha l’argento e voi l’oro
portate.
‘A luna è senza fuocu e vui ‘aviti La luna non ha fiamma e voi l’avete,
chidda si agrissa e vui nu vi agrissati. Quella s’eclissa e voi non v’eclissate:
Allura si’a luna vui vingiti Allora se la luna voi
vincete,
‘U suli e no ‘a luna vi chiamati." Il sole, non la luna vi chiamate".
Altre volte erano canti di "sdigno", per qualche amore non
corrisposto, ed allora il partner veniva trattato con gli appellativi più
duri, come "facci ri vipera", "cori ri pietra"; di tanto in tanto erano canti di
gelosia, di distacco, ove l’uomo o la donna abbandonati venivano affrontati con
asprezza: "Abbassa gli occhi a terra quanto puoi chè sempre il mio ritratto troverai".
Ancora oggi il sentimentalismo è identico o quasi e, se pure non si canti più come una
volta, la passione per la musica ed il gusto per il poetico esistono tuttora nei
pisciottani: Ne sono testimonianza un germogliare incessante di grandi e piccoli poeti ed una molteplicità di iniziative
musicali: orchestre e concertini, la schola cantorum, un festival canoro per bambini, il sempre rinnovato e rinnovatesi amore per la Banda Musicale, di cui già abbiamo
parlato, una Cooperativa di musicisti per l’insegnamento della teoria e degli strumenti musicali ai
giovani, autofinanziata , ma che avrebbe bisogno, invece, di una sia pur minima contribuzione
pubblica, perché un’istituzione formativa così fortemente radicata nella tradizione culturale locale possa sopravvivere .
I giovani continuano ad essere sognatori e non di
rado, nelle serate estive, quando c’è la luna, o nei pomeriggi d’inverno, in qualsiasi ora delle tiepide giornate primaverili o dell’autunno, si vedono passeggiare lungo le strade snodatisi alle pendici dei colli o sovrastanti il mare, per immergersi nella natura e
trovare, nei suoi palpiti l’eco della propria vita interiore.
Il pisciottano, in genere è amante più della solitudine che della folla e della
confusione, più della quiete che dei contrasti, ed è per questo che il forestiero lo considera poco ospitale o poco
socievole. Ancora, egli non parla molto in quanto preferisce pensare di più: perciò appare sempre più
chiuso, enigmatico. Però si affeziona facilmente, ed è sincero e cordiale nelle amicizie.E’ fortemente legato alla sua terra, alla sua casa, al culto dei suoi Santi
tutelari: S. Aniello, S. Sofia,
S. Vito, i Santi Apostoli Pietro e Paolo. Anche quando è riuscito a
distaccarsene, per trovare altrove una migliore condizione di vita, se ne ricorda sempre e con tanta nostalgia. Da lontano pensa ancora a Pisciotta: ai suoi
monti, al suo mare, ai suoi Santi, alle sue "aurore sublimi", ai suoi "prolungati tramonti", e
certamente, anche da lontano e sia pure nell’intimità del suo cuore ancora se ne inebria e
canta.
Aniello D’Alessandro