Il giornalino di S.Agnello
venne pubblicato per la prima volta nel 1954. In questa nuova rubrica, pensando di fare cosa gradita, vi proponiamo i passi più significativi di quel numero. Questo revival, vuole essere soprattutto un omaggio ad Aniello Di Blasi, meglio conosciuto come "u pastiere" che con i suoi pochi e validi collaboratori, seppe portare la nostra "Festa" ai più grandi splendori facendola conoscere nel mondo intero. L’attuale comitato che un lustro fa ne ha raccolto l’eredità, ha un obiettivo preciso: quello di non far morire questa sana tradizione pisciottana.
Taccuino
Il comitato di S.Agnello Abate nel 1954 era composto da Di Blasi Aniello, Saulle Aniello, D’Agostino Leopoldo ed Orlando Eligio. Il redattore del giornalino del 1954 era Alessandro Pinto. Le entrate della festa del 1954 furono in totale di lire 1.325.891, le spese ammontarono ad 1.114.744 con una rimanenza di lire 211.147.
I pisciottani residenti all’estero inviarono 463.427 lire.Per la banda musicale "Città di Noci" si spese lire 468.240. Nel 1954 si ricavò dalla vendita dell’olio 243.675 lire e da quella del vino lire 25.200, invece, per proiettare il cinema in piazza furono spese lire 50.000.
Nel 1954, nell’invocazione a Sant’Agnello Don Antonino Cammarata così scriveva: "…il Tuo patrocinio continui ad alimentare i Tuoi doni nel cuore umano, come il sole schiude dal pigro germe il fior, consola gli spiriti fiacchi ed abbattuti dal dolore, raddrizza i pensieri degli orgogliosi ed insegna ad essi la pietà, spargi sul viso delle fanciulle il casto rossore e, delle spose, il verecondo amore. Raffrena l’audacia dei baldanzosi giovani, dirigi i propositi dei buoni ad una meta sicura, infondi nei vecchi la gioia della vita, assisti, nel momento supremo "chi,sperando muor".
Alessandro Pinto nell’articolo "ieri e oggi" affermava "parlare di Pisciotta d’oggi, per chi è lontano da anni e a chi vive da anni sotto altri cieli, non sarebbe inpresa facile se non disponessimo d’un linguaggio… che è di ogni uno di noi nato in quell’angolo di mondo ove gli ulivi come immensi fiori disegnano infinite trine in un mare luminoso e limpido. E’ il linguaggio che sa unirci! Il linguaggio che ci mantiene "pisciottani" nel costume e nella espressione anche dopo decenni di lontananza, indifferenti ai frastuoni delle grandi metropoli, ai bagliori di infinite luci, alle "comodità" delle tante fortune.
E non è nostalgia per noi Pisciotta; è una realtà viva in ogni momento della nostra giornata… Pisciotta, culto che accomuna uomini e cose in un alone di mito…E Pisciotta ci attende, almeno una volta nell’anno, il 10 di agosto, il il giorno di S.Agnello, quando ogni uno prende le sue ferie perché non vuol mancare a quest’incontro.
La festa è sempre la stessa, diversa è la manifestazione esterna: le luminarie elettriche hanno spento le vecchie acetilene, altre bande si contendono l’onore che un tempo era riservato ai nostri musicanti, vedi ancora passar qualche cinta sul capo della ragazza….
Mi sentii a disagio, dopo tanti anni, attraversando la grande piazza: un volto nuovo di Pisciotta mi apparve…
Un rumore di cingoli da un vicino frantoio ti dice che lì non gira bendato più il mulo a tirare la mola pesante... Il Tuvolo intanto scherza con i suoi scorci di acqua… La mattina della Domenica, vai a Messa e solo Aniello, il sagrestano, ti fa risentire la voce argentina della bella campana….
Esci dalla chiesa, passi per la solita bevuta al fontanino prima di fermarti sul sagrato con un vecchio amico, cui offrire con la sigaretta di marca buona, un frettoloso salto nel passato, al tempo dell’infanzia lontana"