Ieri,
oggi e domani |
Dal Calendario del
1988
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L’Atlante generale
dell’Istituto Geografico De Agostani del 1911. a sud di Salerno,
riportava soltanto tre centri: Eboli, Vallo della Lucania e Pisciotta.
E’ facile immaginare pertanto quello che Pisciotta rappresentava
all’inizio del secolo: un punto di riferimento per tutto un comprensorio
di comuni, un posto dove andare per svolgere una serie di incombenze
legate alla vita quotidiana.
Tale significato il nostro paese ha conservato per un periodo
abbastanza lungo in forza della concentrazione tra Capoluogo e Marina
varie competenze: Ufficio del Registro e delle Imposte, Dazio, Guardia di
Finanza, magazzini del sale ecc.;
Le cose sono man mano cambiate secondo una logica tutta negativa
per Pisciotta, che come una forbice agiva divaricando ed abbandonando la
sua funzione di centro del basso Cilento: da un lato le modificazioni e
ristrutturazioni di certi apparati statali che per forza di cose
spostavano competenze ed uffici centralizzandoli in punti stabili mai
coincidenti col nostro paese: dall’altro lato il declino delle attività
commerciali e professionali di Pisciotta e della sua borghesia, alla quale,
attraverso varie fasi storiche (dal prefascismo alla democrazia), fu
comunque delegato il compito del governo cittadino, borghesia che da
illuminata divenne sempre più oscura e di basso profitto culturale,
trascinando e rinchiudendo dentro un orizzonte assai limitato l’intera
comunità pisciottana.
Trascorso il periodo del raddoppio della linea ferroviaria
Battipaglia - Reggio Calabria che rappresentò nei primi anni ’60 un
momento economicamente forte per il paese, con tre ditte di rilevanza
nazionale impegnate sul territorio comunale ed in grado di offrire lavoro
invece di sollecitare l’imprenditoria locale, l’economia della zona
ripiombò in una crisi profondissima che causò una nuova ondata di
angoscianti emigrazioni.
A cavallo agli ultimi anni ’60 e dei primi anni ’70 si
cominciano a verificare grandi trasformazioni connesse essenzialmente al
fenomeno turistico che da fatto sporadico è divenuto negli anni ’80 un
fatto essenziale che se proprio non ha restituito alla nostra comunità
tutto quanto questa ha ceduto in termini di territorio, di mutazioni non
sempre naturali, ha comunque aperto nuove strade occupazionali, e,
favorendo nuovi scambi, nuove conoscenze, ha dato modo a molti cittadini
di ragionare in termini più appropriati sul ruolo che Pisciotta aveva e
che avrebbe dovuto avere alla luce dei tanti fatti innovativi.
Di qui gli sforzi, a vari livelli, per rimettere sul binario giusto
Pisciotta, per dotarla delle tante cose di cui tanti parlavano ma che non
si riuscivano a realizzare: i parcheggi, la sistemazione della sua piazza
che è centro di vita, l’illuminazione giusta per il centro storico,
spettacoli teatrali, convegni ed incontri di vario interesse. E tutte le
altre cose impostate e da fare: il pieno recupero del centro storico,
delle aree a servizio dei bisogni della gente (alloggi popolari, spazi
verdi, attrezzature sportive ecc.) e mille altre ancora… di un elenco
che molti sanno indicare e che molti non sanno davvero contribuire a
risolvere.
In
questo quadro va inserita anche la festa di S. Agnello, la sua ripresa è
indirizzata nel senso di un recupero, senza enfasi peraltro, dei suoi
antichi splendori e delle sue tradizioni. Anche per la festa è stato
necessario non solo l’impegno di un gruppo ristretto di cittadini ma
l’appassionata risposta di grande parte dei pisciottani.
Ecco
così che il mio personale ricordo di quando, ragazzo di 16 anni, salivo a
piedi a Pisciotta la sera di S. Agnello insieme a decine di amici, ecco
che ridiventava in qualche modo attuale perché la festa è ridiventata
comunque viva ed in grado di attirare gente. Era questo l’obiettivo che
si era posto il nuovo comitato per il primo anno di attività, comitato
cui ora spetta il complicato compito di tenere alto il prestigio della
festa negli anni a venire, evitando inutili sprechi ed indirizzandola
verso tipi di festeggiamenti equilibrati e congeniali alle proprie
tradizioni.
Quello
che deve guidare tutti, almeno tutti quelli che hanno amore per il proprio
paese, dal semplice cittadino a chi ha responsabilità pubbliche, è
lasciare ciascuno nel campo che gli compete, un segno dietro le proprie
spalle, un segno che giustifichi l’utilità della propria opera tra
difficoltà di ogni genere, un segno che possa servire da traccia anche
per quelli che verranno dopo di noi.
Ettore Liguori
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