| Questo primo presepe era formato da figure
lignee di grandezza quasi naturale, prive di accessori che potessero
distrarre dall'importanza dell'evento sacro che rappresentavano, ed erano
immagini solenni che invitavano alla religiosità e alla preghiera.
Nel corso del Cinquecento compaiono i primi
mutamenti. In un documento notarile del 1532 vi è la descrizione di un
presepe, con pastori in terracotta dipinta, realizzato per il nobile Matteo
Mastrogiudice da Sorrento.
Troviamo i primi accenni di scenografia con
qualche paesaggio e, oltre al bue ed all'asinello, sempre affiancati alla
Sacra Famiglia, ci sono anche altri animali quale il cane, la capra e le
pecore, due pastori, tre angeli.
La
struttura del presepe presenta la grotta in primo piano affiancata da
pastori in adorazione ed Angeli, quindi il sacro monte con altri pastori
accompagnati da greggi ed Angeli in volo che annunciano la buona novella, ed
in lontananza il corteo dei Re Magi. Anche il presepe della cattedrale di
Matera e quello del duomo di Altamura hanno la stessa disposizione,
confermando che quella era la tipologia di struttura diffusa anche nella
provincia. Durante tutto il secolo convissero due tipi di pastori : quello
in legno e quello in terracotta, che diventarono di dimensioni più piccole,
rispetto a quelli quattrocenteschi, verso la fine del secolo.
È nella
la prima metà del 1600 che incomincia a nascere la figura dell'artista che
si dedica anche alla creazione di pastori. Michele Perrone fu uno di questi,
noto per le sue sculture lignee si dedicò con notevole successo a questa
attività, altrettanto bravi furono i suoi fratelli Aniello e Donato. Accanto
al legno, nella seconda metà del secolo incominciarono a comparire altre
innovazioni, pastori in cartapesta più piccoli rispetto ai precedenti, ed
ancora manichini di legno con arti snodabili e vestiti di stoffa.
Furono proprio questi manichini di legno snodabili che segnarono la svolta
verso il presepe del 700, anche se spesso continuarono a convivere le due
tipologie. Il committente è, con queste nuove figure, protagonista e parte
attiva, potendo far assumere ai pastori le posizioni che vuole e potendo (in
questo modo) arricchire maggiormente la scena come meglio crede. I
manichini di legno sono snodabili, alcuni dispongono di un incavo per
alloggiarvi la "pettiglia" della testa, altre volte invece la testa è
tutt'uno con il corpo, altri ancora , nel caso di figure femminili, sono
calvi per poter portare parrucche intercambiabili. Questo sarà, come
dicevamo, l'anello di congiunzione con il presepe del 700.
La
Natività posta nella grata-stalla, l'Annuncio della buona Novella ai pastori
dormienti, la Taverna con gli avventori che cenano, sono i tre momenti che
domineranno il presepe del 700.
La natività per gran parte del secolo
sarà rappresenta a quasi sempre con la Madonna seduta su di un sasso e San
Giuseppe in piedi in una grotta-stalla, successivamente, anche grazie alle
grandi scoperte archeologiche dei Borbone, le scenografia talune volte
diventerà un rudere di tempio pagano; L'annunciazione invece lasciò poche
interpretazioni da parte degli architetti presepari; La taverna, invece,
fece sbizzarrire non poco, sia gli artisti che i committenti. L'episodio
della taverna è da leggersi, molto probabilmente, nell'episodio della
mancata ospitalità offerta alla Sacra Famiglia, l'esposizione delle vivande
fatta in maniera abbondante nei costumi dell'epoca dove gli avventori erano
allettati ad entrare dinnanzi a simili viste, ed inoltre l'esposizione
adempiva delle prescrizioni dell'epoca che obbligava gli osti ad esporre le
carni fresche.
È in questo secolo che il presepe napoletano raggiunge
il suo più alto splendore.La meraviglia delle scene costruite con dovizia e
ricchezza di particolari, la plasticità dei volti dei pastori, creavano nei
visitatori diletto e meraviglia. Il presepe di questo secolo è un nuova
forma di spettacolo dove troviamo spaccati di vita quotidiana che riflettono
la cultura dell'epoca, gli storpi e i diseredati rappresentati non senza
sarcasmo, l'opulenza dei nobili orientali e delle loro corti a simboleggiare
i privilegi dei nobili, l'osteria con l'avventore e l'oste a rappresentare
la bonomia del popolo . Il tutto con una ricchezza inaudita attraverso sete
e stoffe, gioielli, ori ed argenti che dovevano dimostrare il proprio status
socio-economico. Luoghi di queste rappresentazioni non furono solo le chiese
ma anche le stanze dei privati, chiaramente più facoltosi, che attiravano un
pubblico numeroso e di ogni estrazione sociale.
Tra le collezioni
private più importanti non si può non ricordare quella del principe Emanuele
Pinto, che ricevette perfino la visita della Viceregina austriaca . Di
questo presepe il Napoli-Signorelli ci descrive più di altra cosa la
magnificità del corteo dei Re Magi. Il principe di Ischitella, fu un grande
collezionista di presepi. Ne aveva di ogni materiale e disposti in ogni
stanza del suo palazzo, che andavano a sommarsi a quello grande. Nel tempo,
però, il grande presepe del principe Pinto non restò l'unico da ammirare
nella città. A questo se ne aggiunsero degli altri come quello reale.
Tutto ciò, però, non può che indurci alla riflessione che il presepe
stava via via perdendo la sua misticità per trasformarsi sempre di più in
una rappresentazione profana diretta ad affermare, anch'esso il prestigio
della famiglia.
Il tutto, però, alla fine del secolo incominciò a
finire, infatti le collezioni private incominciarono a smembrarsi, come
testimonia il Napoli-Signorelli. Il principe Emanuele Pinto fu costretto ad
impegnare i gioielli dei Re Magi e gli ori delle popolane per far fronte ad
una momentanea carenza di liquidità. Quando pio finirono anche gli ultimi
presepari discepoli dei grandi maestri il presepe napoletano iniziò il suo
inesorabile declino, i grandi presepi andarono scomparendo e si predilessero
quelli più piccoli, quasi a voler dimostrare che i pastori napoletani, data
la loro pregiata fattura, potevano magnificamente esistere senza quelle
scene che avevano contribuito a renderli famosi in tutto il mondo.
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